IL RUMORE DEI FIGLI – guardando il film “Roma” di Alfonso Cuarón

Queste righe sono suggestioni, nate guardando il film “Roma” che mi ha fatto ripensare ai miei bambini e alla condizione di essere mamma, sopraffatta e al tempo stesso da loro dipendente.

 

A ritroso…

Conoscerete certamente qualche collega che, diventata madre, al lavoro non farà altro che parlare del proprio figlio, che ha sulla scrivania molte sue foto e che racconta per filo e per segno, senza capire l’opportunità della confidenza oltremodo profusa, quanto ha mangiato o quanto non ha dormito ieri suo figlio. Io ancora oggi mal sopporto questo torto un tempo subìto!

Ho cercato perciò, diventata mamma, di rispondere il meno possibile alle domande sui miei figli poste da colleghi per altro molto poco interessati all’argomento, per evitare nel rispondere di abbandonandomi a troppo amore filiale, che mi avrebbe reso inopportuna.

Per fortuna essere madre non è solo questo, e i figli sono molto più che le nostre continue attenzioni verso di loro.

SUGGESTIONI DA MAMMA – il film

Nel film “Roma” la mancanza di colore del bianco e nero mi è sembrato amplificare i rumori e i suoni …. La musica che passa alla radio, lo sciabordio dell’acqua, il tintinnare della pioggia sul pavimento del cortile, sul tetto piano ingombro di panni stesi. Il suono della città è un coesistere di assonanze fatte di clacson, di cinguettio di uccelli, di rombo di motori, di grida e vociare di passanti, di abbaiare di cani. Brusio, ronzio, e sempre, sempre,  le voci dei bambini, tanti, assieme, ora come sottofondo, ora assordanti. La mamma, la nonna, le governanti, circondate e condizionate dalla presenza o assenza dei bambini.

Non ci avevo pensato, non da subito, al rumore, al frastuono dei bambini come a qualcosa di positivo, io che amo il silenzio perché di bambini ne ho tre e a volte sogno di non parlare ad alcuno per un giorno intero; non avevo mai pensato che quel “brusio di fondo” proprio della vita delle mamme, è quasi piacevole visto da fuori, ascoltato da chi ci vede vivere, come io ho fatto guardando attraverso il film la famiglia protagonista.

Trasmettiamo una sana invidia, eppure non si prenderebbe facilmente il nostro posto; da mamme non si è mai sole, si è presenza o assenza dei nostri figli.

Nel film i bambini sono belli, tanti, vivaci, sempre in movimento e a rincorrersi; come un vortice di pensieri essi animano i dialoghi, sincopati, interrotti.  Lo spazio è generato dal loro movimento come ne la danza di Matisse.

Avete presente quando due mamme si ritrovano, a casa, e cercano di intavolare un discorso che ogni due per tre i figli, dell’una o dell’altra, interrompono? Molto spesso mi sono sentita così, come “interrotta”, “dissociata”, non più in grado di sostenere una conversazione con un’amica quando i bambini sono presenti, e ho desiderato una sana calma, ma questo film mi ha fatto riscoprire che i bambini sono una risorsa, non solo per noi che li generiamo e li accudiamo, ma per tutti quelli cui arriva il loro vociare, il loro scomporsi e interrompere, per chi ci sta vicino. Oltre le cose brutte, oltre gli abbandoni e le incomprensioni, loro restano e sembrano vivere di vita propria, avanti come treni, proprio come nel film, dipendenti da te ma per fortuna altro da te. Risorse infinite anche per chi solamente li osserva e li vede vivere.

ai miei bambini

il rumore dei figli

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