Intenti

Un’arte  non si impara con qualche consiglio, ma il gusto si può allenare, per un buon risultato.

E se avremo ottenuto un buon risultato è perchè  un criterio lo abbiamo seguito.

20180910_223440

DI COSA SI TRATTA

Mi incuriosisce ogni processo creativo,  sia esso condotto per pianificare una città e cambiarne il modo di abitarla, per progettare un edificio,  per fare strategia in un’azienda,  per disegnare una collezione di abiti,  o solo per  preparare un dolce, degno di questo nome.  Esiste qualcosa che accomuna tutti questi processi, e in un certo senso, estremizzando,   un architetto come Renzo Piano potrebbe benissimo essere regista al pari di Mario Monicelli, o stilista come Christian Dior,  o chef al pari di Gualtiero Marchesi (non me ne abbiano!).

La sensibilità e creatività sono diversamente declinate, per  ciascun campo, ma i processi sono comuni.

Processi sistematici, che fanno uso di scienze esatte, e/o processi empirici sinergicamente in rapporto.

Giò Ponti, noto architetto diceva: “Non è il cemento, non è il legno, non è la pietra, non è l’acciaio, non è il vetro l’elemento più resistente . Il materiale più resistente nell’edilizia è l’arte”.

I miei studi di Architettura sono iniziati con lo studio dei templi greci. Solo dopo molti anni ne ho percepito il valore, e da qui sono ripartita.

I templi greci da sempre sono l’esempio per eccellenza di una riuscita armonia che si rivela ai nostri occhi, e ci fa dire “Che bello”. Gli antichi Greci avevano capito che la bellezza aveva una formula, il suo segreto erano le proporzioni. Straordinario! Questa armonia è il risultato di regole matematiche, di proporzioni appunto (rapporto modulare) tra le singole parti e il tutto.

Rapporto armonioso tra le parti e il tutto, in una sinergia.

Vale per un abito indossato con la persona che lo indossa, vale per un atteggiamento usato nella circostanza che gli si addice, vale  per cattuare l’essenza di una persona in una fotografia, vale per un edifico e il luogo dove questo sorgerà.

Credo nelle cose belle che ci accompagnano nella vita, che ci incontrano e ci sorprendono in modo inequivocabile così da farci dire “che bello!”

Il gusto a ciò che ci sorprende a dire  “che bello!”,  si può allenare,  per apprezzare un film,  un’opera d’arte, un quadro,  un libro, un paesaggio, un abito, una persona inaspettata … E perchè no, un modo di essere.

I bambini amano generalmente un colore che sarà il “preferito” per i primi anni di vita (sicuramente il rosa, o l’azzurro, difficilmente il blu di Prussia), ma crescendo il colore preferito cambierà. Come il colore preferito cambia,  dipenderà oltre che dalla sensibilità personale, da cosa avrà visto attorno a sé per anni quel bambino, dalla sua educazione.

Esistono dei canoni, delle “regole”, a volte matematiche, a volte empiriche che rendono qualcosa armonico, bello, desiderabile.

PERCHE’

l’armonia,  l’equilibrio,  e perché no il “come si conviene”, starebbero bene addosso ad ognuno.