MI PIACE, NON MI PIACE …E POI? L’ARTE DI SAPER GUARDARE

A pelle chiunque di fronte ad un’opera  può sempre  dire “mi piace” o “non mi piace”.

Molte volte si ha timore di esprimere anche solo questo tipo di giudizio di fronte ad un quadro, o ad una scultura, ad un edificio o ad una performance (…), perché ci si sente “inadeguati”. Tuttavia ognuno può dire. Il giudizio anzitutto è frutto della nostra sensibilità personale, della nostra cultura, di ciò che siamo abituati a vedere.

"Issey Miyake Making things -poeticadelleregole"
Issey Miyake Making things – 1998 -99 – Parigi fondazione Cartier – pag. 442 – “Moda il Secolo degli artisti”- Charlotte Seeling

ANDANDO OLTRE…

Se oltre al giudizio “istintivo”, faccio lo sforzo di capire quale sia il periodo storico (e quindi cosa viene prima e cosa viene dopo, sulla linea del tempo)  il contesto sociale, chi fosse l’autore e come ha vissuto, posso capire cosa  volesse dire con la sua opera. Se poi paragono questi elementi alla mia esperienza, il mio giudizio già sarà cambiato.

Al “non mi piace”, potrei aggiungere  non mi piace perché mi urta e mi sento aggredito, o troppo provacato nel modo che non mi corrisponde”corrispondenza quindi è un criterio per giudicare.

Oppure al “mi piace “ seguirà “perché mi sento partecipe, perché condivido il pensiero da cui nasce, perché mi corrisponde”.

E così via.

L’opera d’arte si apprezza se si fa lo sforzo, anche minimo, di abituarsi a guardarla.  E dall’abitudine al guardarla nasce il bisogno di cercarla, di fruirla. Dopo il bisogno di cercarla questa entra dento e infine ci cambia.

Come quando si esce da una sala cinematografica : se il film è scadente e vale qualunque altro film, non ci cambia, non ci lascia nulla, se non il tempo dei titoli di coda…..se anche dopo anni lo ricordiamo è perché ci ha in qualche modo cambiati.

L’arte rigenera e per farlo ha bisogno di essere ri- generata.

Per usare la metaforra dell’Iceberg, è come se ogni creazione avesse una parte sommersa, che noi non vediamo nel progetto finito, ma che ne è il fondamento, che ha generato, da cui non si prescinde. Se veniamo a conoscenza dell’iceberg, e quindi del processo creativo, avremo più elementi per capire e apprezzare l’opera.

Se si pensa ad un dolce preparato da un maestro pasticcere: un conto è vederlo come in una fotografia, un conto è fermarsi ad ascoltare come il dolce è stato fatto e guardarne la preparazione, l’assaggio infine ci dirà se abbiamo bene “compreso”.

Ognuno poi a seconda della propria sensibilità potrà orientarsi sulle torte o sui quadri d’autore…. ma l’approccio vale sempre.

RACCONTARE e RIGENERARE

L’opera non resta nascosta nei laboratori e nella case degli autori, ma esce pubblicamente (nel caso dell’architettura ciò è,  nel bene e nel male,  inevitabile), quasi che per essere, avesse bisogno della relazione con chi la guarda, con chi la legge, con chi la usa…… Il quadro ha bisogno di chi lo guarda, il poema di chi lo legga, l’architettura di chi la fruisce.

Pensiamo a quando ci presentano una persona fino ad allora sconosciuta: i primi attimi sono fondamentali per l’impressione che questa ci lascerà,  e spesso la prima impressione non tradisce. Tuttavia man mano che la nostra conoscenza nei suoi confronti si approfondisce riusciamo a vedere altro, ad essere indulgenti, a scusarla,  e potemmo perfino cambiare la nostra prima opinione.

L’intenzione di inserire una categoria “intervista con…” in questo mio progetto nasce dal voler raccontare storie “di chi fa” con passione portando valore aggiunto.

Il “dialogo con” , l’entrare in relazione, è una sorta di Maieutica che “smonta e rimonta” l’opera finita, per fare sì che ciò che si vede , sia giudicato non solo con il  criterio del “mi piace”, non “mi piace” .   Più sappiamo dell’opera, più la conosciamo, più entriamo in relazione, e se troviamo consonanza, corrispondenza, ne siamo partecipi, siamo parte attiva e la ri-generiamo perché non muoia.

“…E’ come se non esistessero per il mondo, per la storia. Pensate ai Bronzi di Riace. Esistevano anche quando erano sott’acqua, ma d’altra parte non esistevano perchè nessuno poteva vederli. ” ( Vittorio Sgarbi – Il Pensiero Segreto – )

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